Origene di Alessandria era davvero un trinitario? Analisi teologica e cristologica

La storiografia e l’apologetica cristiana sostengono spesso che l’ortodossia trinitaria fosse la fede universale della Chiesa ben prima delle controversie del IV secolo. Per ortodossia trinitaria si intende la dottrina secondo cui l’unico Dio esiste in tre persone distinte, co-uguali, co-eterne e consustanziali: Padre, Figlio e Spirito Santo. L’esame rigoroso dei testi dei primi Padri rivela però un panorama molto più articolato. Un caso emblematico è Origene di Alessandria (185–253 circa), il più illustre studioso cristiano del III secolo.

L’impronta del Medio Platonismo

Per comprendere Origene occorre considerare la sua matrice filosofica. Formatosi nell’Alessandria di Clemente e di Ammonio Sacca, egli legge le Scritture con le categorie del Medio Platonismo, la corrente che dominava la cultura alessandrina e che già Filone aveva messo al servizio dell’esegesi ebraica. Nel Contro Celso Origene tratta Platone con rispetto e riconosce la nobiltà di molte sue affermazioni su Dio, pur rivendicando la superiorità della rivelazione. In questa cornice interpreta anche testi chiave come il Prologo di Giovanni, in dialogo con le concezioni del Timeo sul principio supremo e sul suo intermediario.

Nell’Antico Testamento la Parola e la Sapienza di Dio sono in genere espressioni personificate della sua azione creatrice e rivelatrice. Origene invece fonde l’esegesi biblica con una metafisica di principi gerarchicamente ordinati, e questo plasma in profondità la sua concezione della divinità.

Il Padre come ho Theos e autotheos

Per Origene l’unico vero Dio supremo è il Padre. Nel Commento a Giovanni (2.2) egli costruisce una precisa distinzione grammaticale sul greco di Giovanni 1,1. Il Padre è ho Theos, «il Dio» con l’articolo, l’«unico vero Dio» di cui parla Gesù in Giovanni 17,3. Per indicare che il Padre possiede la divinità in modo originario e non ricevuto, Origene impiega il termine autotheos, «Dio da se stesso», di cui la sua è tra le prime attestazioni note. Il Figlio, il Logos preesistente, è invece theos senza articolo: la sua divinità è derivata, posseduta per partecipazione, e si conserva grazie alla sua ininterrotta contemplazione dell’abisso paterno. Altrove Origene arriva a collocare il Padre al di là dell’intelletto e dell’essenza stessa, secondo un tipico schema platonico. Il vertice del suo sistema non è dunque una Trinità tripersonale, ma una sola persona: il Padre.

Generazione eterna e cristologia della Sapienza

Origene è considerato il primo a formulare in modo sistematico la dottrina della generazione eterna del Figlio. Interpretando il Salmo 2,7 («Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»), egli sottrae quell’«oggi» al contesto originario dell’intronizzazione regale e lo legge metafisicamente: presso Dio non esistono mattina e sera, ma un eterno presente, sicché la generazione del Figlio non ha avuto inizio nel tempo. Ne deriva la celebre affermazione che non vi fu un tempo in cui il Figlio non era, formula che un secolo dopo sarà rivolta contro Ario.

Nel De Principiis (1.2.5) Origene sviluppa inoltre una cristologia della Sapienza, accostando Ebrei 1,3 a Sapienza 7,25-26, dove la Sapienza è detta irradiazione della gloria e immagine della bontà di Dio. Laddove la tradizione giudaica vedeva soprattutto una personificazione poetica, Origene vi riconosce un’ipostasi reale, preesistente e generata, in perfetta sintonia con lo schema medioplatonico del secondo principio.

Gerarchia e subordinazionismo

L’aspetto che più lo separa dal dogma trinitario del tardo IV secolo è il subordinazionismo. Nel De Principiis (1.3.5) Origene delinea una gerarchia di estensione e di potenza: il Padre abbraccia l’intero universo e dona l’esistenza a ogni essere; il Figlio è inferiore al Padre e opera solo sulle creature razionali; lo Spirito Santo è inferiore a entrambi e agisce soltanto nei santi. Il passo è particolarmente istruttivo anche sul piano filologico. L’originale greco ci è giunto in un frammento citato da Giustiniano, mentre la traduzione latina di Rufino, preoccupato di difendere l’ortodossia del maestro, ne attenua sensibilmente i tratti gerarchici.

Origene non insegna dunque alcuna co-uguaglianza. Non ricorre alla distinzione successiva tra natura divina e natura umana per spiegare la subordinazione del Figlio, ma afferma che Padre, Figlio e Spirito sono tre ipostasi distinte, cioè tre realtà individualmente sussistenti. Nel Contro Celso (8.12) Padre e Figlio sono detti due quanto all’ipostasi e uno per concordia di volontà; nel trattato Sulla preghiera (15.1) il Figlio è dichiarato altro dal Padre quanto all’essenza (ousia) e al sostrato.

Lo Spirito Santo, primo tra gli esseri venuti all’esistenza

Ancora più netta è la posizione sullo Spirito. Nel Commento a Giovanni (2.10) Origene ribadisce che soltanto il Padre è ingenerato (agennetos). Commentando Giovanni 1,3, «tutto è stato fatto per mezzo di lui», ne conclude che anche lo Spirito è venuto all’esistenza dal Padre attraverso il Figlio. Pur essendo il più onorabile e il primo in rango tra tutti gli esseri prodotti dal Padre per mezzo di Cristo, lo Spirito resta ontologicamente subordinato e dipendente.

Un’eredità contesa

La statura di Origene spiega perché il suo pensiero abbia nutrito entrambi i fronti della crisi ariana. Ario e i suoi sostenitori ne ereditarono la gerarchia delle ipostasi; Atanasio ne valorizzò la generazione eterna e ne citò passi a sostegno di Nicea. Il favore verso Origene non sopravvisse tuttavia ai secoli successivi: le controversie origeniste culminarono nelle condanne del VI secolo sotto Giustiniano, legate al Concilio di Costantinopoli del 553.

Occorre infine segnalare che il giudizio storiografico non è unanime. Alcuni studiosi, come Ilaria Ramelli, sottolineano gli elementi di continuità tra Origene e la teologia nicena, in particolare la generazione eterna e l’insistenza sulla piena divinità del Figlio come immagine perfetta del Padre. Resta però il rischio di anacronismo nel misurare un autore del III secolo con categorie definite cento anni dopo la sua morte.

Conclusione

Alla luce delle fonti, Origene non era un teologo trinitario nel senso dei credi niceno-costantinopolitano e atanasiano. Il suo sistema riconosce come unico vero Dio, autotheos, una sola persona, il Padre, mentre Figlio e Spirito sono realtà distinte, eternamente o originariamente dipendenti e disposte in una scala gerarchica. Origene appare così come il grande teologo medioplatonico della Chiesa antica, il cui subordinazionismo riflette la cristologia del III secolo e mostra quanto la dottrina trinitaria sia stata il frutto di un lungo e travagliato sviluppo, non il punto di partenza.

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