Ferdinando Bracciforti, l'unitariano dimenticato del Risorgimento
Ferdinando Bracciforti nacque a Fermo il 15 novembre 1827 dal conte Vincenzo e da Giulia Cioccolanti, in una città tornata sotto lo Stato Pontificio. Studiò dai barnabiti di Parma e fu paggio alla corte di Maria Luisa d'Asburgo-Lorena. Nel 1848, alle prime manifestazioni patriottiche, si arruolò volontario e combatté a Pastrengo e a Novara. Laureato in legge, preferì alla toga lo studio delle lingue e in particolare dell'inglese, che insegnò per oltre quarant'anni nei principali istituti milanesi, a cominciare dal Politecnico. Fu anche lessicografo: dal 1855 curò l'edizione italiana del dizionario di Millhouse e nel 1892 ne pubblicò uno proprio.
Lo studio della lingua e della storia anglosassone gli aprì orizzonti nuovi. Già nei primi anni Sessanta aveva lasciato il culto cattolico per la Chiesa evangelica italiana di Milano. Da lì approdò all'unitarianismo, diffuso in Europa dalle opere dell'americano William Ellery Channing, che rifiutava la Trinità e la divinità di Cristo. Il passaggio coincide con i preparativi del Concilio Vaticano I, destinato a proclamare l'infallibilità papale e ad acuire la frattura tra Stato italiano e Roma. Nel 1866 pubblicò due opuscoli programmatici: Cristianesimo senza miracoli e Patriottismo e cristianesimo.
All'inizio del 1869 fondò a Milano La Riforma del secolo XIX, ossia l'Unitarismo Religioso, organo bimestrale dei «Liberi Pensatori Cristiani», che uscì fino al novembre 1872. Voleva far conoscere l'unitarismo a un pubblico più vasto e riunire le forze antitrinitarie del paese. Il tono era pacato e tollerante, lontano dalla polemica aspra di Pietro Sbarbaro. La rivista collocava i problemi religiosi in un quadro europeo e divulgava i risultati della critica biblica e storica. Tra i collaboratori figuravano Garibaldi, Saffi, Ausonio Franchi, Aristide Gabelli, Terenzio Mamiani e Giulia Caracciolo. Bracciforti cercò il patrocinio di Garibaldi e Mazzini e, come corrispondente della Lega internazionale per la pace e per la libertà, sostenne l'ideale degli Stati Uniti d'Europa.
Il suo pensiero ruota attorno a un'idea semplice: la fede deve nascere dalla coscienza individuale, non da un'imposizione. Il suo era un cristianesimo ridotto all'essenziale, senza miracoli e misteri, in cui Cristo restava maestro e redentore anche senza prodigi, come ribadì nell'appello Cristo redentore, anche senza miracoli (1902). Va però precisato che il rifiuto dei miracoli è una posizione di Bracciforti e di un'ala razionalista, non un tratto dell'unitarianismo in quanto tale. Il movimento non ha mai avuto un credo vincolante, e al suo interno convivono da sempre sensibilità diverse. Lo stesso Channing, suo ispiratore, giudicava credibili i miracoli di Gesù, e nell'unitarianismo americano la disputa sull'argomento oppose i sostenitori della loro realtà ai razionalisti come Theodore Parker, al quale Bracciforti dedicò un profilo nel 1901. Ciò che accomuna gli unitariani è la libertà di coscienza e di ricerca, non una soluzione uniforme dei problemi teologici. Bracciforti legava questa libertà all'impegno civile: il rinnovamento religioso era per lui un tassello della battaglia contro il clericalismo, come mostrano i discorsi per il 20 settembre e gli appelli politici degli anni Novanta.
Il bilancio della sua opera è più rilevante di quanto la dimensione del gruppo lasci pensare. A Milano nacque la prima comunità unitariana ufficiale d'Italia, che nel 1875 contava ottanta membri. Era una piccola realtà, ma sostenuta da un lavoro costante di traduzioni, opuscoli e discorsi pubblici, e capace di attirare l'attenzione di figure di spicco del nuovo Regno. Il razionalismo religioso non scalfì il predominio cattolico, ma portò nel dibattito italiano idee e autori fino ad allora poco conosciuti, inserendosi nella battaglia della democrazia risorgimentale e contribuendo ad ampliare l'orizzonte culturale del paese in campo religioso. Quel seme non si esaurì con il fondatore: la sua Chiesa continuò a vivere, dopo la sua morte, dentro l'Associazione italiana di liberi credenti di Gaetano Conte, sopravvissuta fino al primo dopoguerra.
Bracciforti morì a Milano il 20 aprile 1907, a settantanove anni. Il suo nome è poi caduto nell'oblio, e solo studi recenti, come un saggio del Rev. Lawrence Sudbury, hanno cercato di restituirgli un posto nella storia della libertà religiosa in Italia.
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