Commentario biblico unitariano - Giovanni 2,19

Gesù rispose loro: «Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere!»

Molti versetti affermano chiaramente che è il Padre a risuscitare Gesù, e la Bibbia non può contraddirsi.

Gesù parla ai Giudei subito dopo aver rovesciato i loro tavoli e scacciato i loro animali dal Tempio. È la prima delle due volte in cui lo fa, e questo episodio avviene all'inizio del suo ministero. Lo fa di nuovo alla fine del suo ministero, e quell'evento è riportato negli altri Vangeli. I Giudei sono adirati e increduli, e Gesù parla in termini velati, tanto che il Vangelo di Giovanni deve aggiungere: «ma egli parlava del tempio del suo corpo» (Giovanni 2:21), affinché il lettore non sia confuso. Poiché Gesù si trova nel Tempio vero e proprio quando dice «Distruggete questo tempio», la supposizione naturale è quella che fanno i suoi ascoltatori, cioè che stia parlando del Tempio in cui si trova in quel momento.

Il fatto che Gesù parli in termini velati a un uditorio incredulo dovrebbe renderci cauti nel costruire una dottrina su questo versetto, specialmente quando molti altri versetti chiari affermano che è il Padre a risuscitare Gesù. Ad esempio, 1 Corinzi 6:14 afferma: «Dio, con la sua potenza, ha risuscitato il Signore dai morti». Gesù non si trova in una situazione di insegnamento quando parla. Gli animi sono accesi e i Giudei sono comunque ostili a Gesù. È frequente che Gesù parli in modi che gli increduli non comprendono. Anche una lettura superficiale dei Vangeli mostra diverse occasioni in cui Gesù parla e gli increduli che lo ascoltano (e talvolta perfino i discepoli) restano confusi da ciò che dice.

Sappiamo che Gesù parla in termini velati, ma che cosa intende? Quasi certamente si riferisce al fatto che egli è effettivamente, in ultima analisi, responsabile della propria risurrezione. In che senso? Gesù ha la responsabilità di mantenersi «senza macchia né difetto» e di obbedire pienamente alla volontà del Padre. In questo senso è come qualsiasi altro sacrificio. Un sacrificio che ha un difetto è inaccettabile per il Signore (Levitico 22:17-20; Malachia 1:6-8). Poiché questo episodio in Giovanni si colloca all'inizio del suo ministero, egli sa di avere davanti a sé una strada lunga e difficile e che l'obbedienza non sarà facile. Se si allontanasse da Dio perché non gli piace ciò che Dio gli dice di fare, o se fosse tentato fino al punto di peccare, il suo peccato sarebbe una «macchia» che lo squalificherebbe come sacrificio perfetto. In tal caso non potrebbe pagare per i peccati dell'umanità, e non ci sarebbe alcuna risurrezione. Il lettore deve ricordare che Gesù non entra nel Tempio a rovesciare i tavoli dei cambiavalute perché "ne ha semplicemente voglia". Giovanni 2:17 indica che sta adempiendo una profezia dell'Antico Testamento e la volontà di Dio, cosa che fa sempre. Se non adempisse la profezia pronunciata nel Salmo 69:9, non adempirebbe tutta la legge e sarebbe squalificato dal poter morire per i peccati dell'umanità. Dunque il suo destino è nelle sue mani, e può dire: «Io lo farò risorgere».

Nel linguaggio comune, se una persona ha un ruolo determinante in qualcosa, si dice che è lei a farla. Sappiamo che sono i soldati romani a crocifiggere Gesù. Lo dicono i Vangeli, e sappiamo che i Giudei non lo farebbero, perché entrare in contatto con Gesù li renderebbe impuri. Eppure Pietro dice ai capi dei Giudei che sono stati loro a crocifiggere il Signore (Atti 5:30). Tutti comprendono che i Giudei hanno un ruolo determinante nella crocifissione di Gesù, quindi c'è davvero un senso in cui sono loro a crocifiggerlo, anche se non si sporcano personalmente le mani. Un esempio simile dell'Antico Testamento si trova sia in 2 Samuele 5 sia in 1 Cronache 11. Davide e i suoi uomini attaccano la città gebusea, Gerusalemme. Il racconto è molto chiaro nel dire che Davide manda avanti i suoi uomini a combattere dentro la città, e offre perfino il grado di comandante al primo che vi entri. Eppure il testo dice: «Davide espugnò la fortezza di Sion». Sappiamo bene perché: Davide ha un ruolo determinante nella conquista di Gerusalemme, e perciò la Scrittura dice che è lui a conquistarla. Questo stesso tipo di espressione, così comune nella Bibbia e in effetti in tutte le lingue, è quello che usa Gesù. Egli risusciterà il proprio corpo, cioè avrà un ruolo determinante nella sua risurrezione.

Cristo sa che, con i suoi pensieri e le sue azioni, può garantire la propria risurrezione essendo obbediente senza peccato fino alla morte. Questo rende legalmente possibile a Dio mantenere la Sua promessa di risuscitare Cristo, il quale è senza peccato e quindi non merita la morte, il «salario del peccato».

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