L'origine di Gesù secondo Matteo 1:16-20: un'analisi cristologica
Il passaggio biblico di Matteo 1:16-20 costituisce un testo fondamentale per comprendere l'origine e l'identità di Gesù Cristo, offrendo testimonianza diretta sul momento in cui il Messia venne all'esistenza. L'esame accurato di questi versetti risulta essenziale per una corretta comprensione della Cristologia neotestamentaria e solleva interrogativi significativi riguardo alle tradizionali formulazioni teologiche sulla natura di Cristo.
La struttura genealogica e il verbo gennao
Il primo capitolo del Vangelo secondo Matteo si apre con un'elaborata genealogia che traccia la discendenza messianica da Abramo attraverso Davide fino a Gesù. Questa sezione si distingue per l'uso straordinariamente concentrato del verbo greco gennao (γεννάω), che appare ben 38 volte in questo singolo capitolo — la frequenza più elevata di questo termine in qualsiasi capitolo del Nuovo Testamento.
Il significato di gennao è cruciale: esso descrive l'atto paterno della generazione, l'azione procreativa che determina l'entrata in esistenza di un nuovo essere umano. Nella genealogia, questo verbo segue costantemente uno schema preciso: il padre genera il figlio. Tale formula risponde implicitamente alla domanda ontologica fondamentale: quando un individuo — sia esso Isacco, Giacobbe o qualsiasi altro discendente — ha iniziato a esistere? La risposta è inequivocabile: nel grembo materno, nel momento preciso della generazione paterna.
La rottura del modello in Matteo 1:16
Tuttavia, quando la genealogia giunge a Gesù, il modello narrativo subisce una significativa modificazione. Matteo non afferma che Giuseppe generò Gesù, come ci si aspetterebbe dalla formula standard. Il versetto 16 recita invece: "Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale fu generato Gesù, chiamato Cristo".
Una traduzione più fedele al testo greco rende la frase come: "Maria, fuori dalla quale (ex hēs) Gesù fu generato". Questa costruzione grammaticale è altamente significativa dal punto di vista teologico. La preposizione ek (fuori da) con il genitivo suggerisce che Gesù fu generato in Maria, non semplicemente che un'entità preesistente passò attraverso di lei come attraverso un canale o assunse da lei una natura umana impersonale. Il linguaggio indica piuttosto un vero e proprio inizio dell'esistenza nel grembo materno.
L'autenticità testuale e le attestazioni patristiche
Alcuni studiosi hanno occasionalmente ipotizzato che la genealogia e il racconto della nascita verginale siano aggiunte redazionali posteriori al nucleo originario del Vangelo. Tale ipotesi, tuttavia, non resiste all'analisi critico-testuale e storica. L'autenticità di Matteo 1 non è contestata nei principali commentari testuali del Nuovo Testamento greco, e le attestazioni patristiche ne confermano l'antichità:
- Giustino Martire (c. 100-165 d.C.), nella sua Apologia e nel Dialogo con Trifone, fa riferimento a Isaia 7:14 — citato in Matteo 1:22-23 — in relazione alla nascita verginale di Gesù, dimostrando inequivocabilmente la sua conoscenza del primo capitolo di Matteo.
- Taziano (c. 120-180 d.C.) incorporò il racconto della natività (Matteo 1:18-25) nel suo Diatessaron, l'armonia evangelica composta intorno al 170 d.C., consolidando così la testimonianza della circolazione del testo.
- Ireneo di Lione (c. 130-202 d.C.), nel suo monumentale Adversus Haereses, cita direttamente e testualmente Matteo 1:18, attribuendo il testo esplicitamente all'evangelista.
- Clemente di Alessandria (c. 150-215 d.C.) nei suoi Stromata citò Matteo 1:17, identificando specificamente il brano come appartenente al Vangelo secondo Matteo.
- Il Papiro 1 (℘1), datato paleograficamente al III secolo (circa 250 d.C.), contiene l'intero passaggio di Matteo 1:16-20, fornendo la prima testimonianza manoscritta diretta.
Queste convergenti attestazioni patristiche e manoscritte confermano che Matteo 1:16-20 faceva parte integrante del Vangelo sin dalle sue prime fasi di trasmissione, escludendo l'ipotesi di interpolazioni tardive.
L'entrata in esistenza di Gesù: analisi dei tre versetti chiave
Il nucleo dell'argomento cristologico contenuto in questo brano risiede nell'affermazione tripla e convergente che Gesù venne all'esistenza nel grembo di Maria. Esaminiamo ciascun versetto:
1. Matteo 1:16 — "fu generato" (egennēthē)
Il verbo gennao appare qui in forma passiva: "Maria, dalla quale fu generato Gesù". Questo "passivo divino" — una costruzione grammaticale tipica che evita di nominare Dio direttamente — indica che Dio stesso è l'agente della generazione. Il risultato di questo atto generativo divino non è un'umanità impersonale o una "natura umana" astratta, ma una persona umana concreta e reale: il Figlio di Davide, il Figlio di Abramo, il Messia promesso.
Questo linguaggio esclude categoricamente l'interpretazione secondo cui ciò che fu generato in Maria fosse meramente un "corpo" o una "natura umana" assunta da un'entità preesistente — sia essa identificata come Dio Figlio (nella teologia trinitaria), come il Logos preesistente (nella cristologia del Logos), o come un essere angelico creato (nelle cristologie subordinazioniste).
2. Matteo 1:18 — "genesi" (genesis)
Il versetto 18 introduce il racconto con queste parole: "La genesi di Gesù Cristo avvenne in questo modo". La scelta lessicale è straordinaria: Matteo utilizza il termine greco genesis (γένεσις), la stessa parola che dà il titolo al primo libro della Torah e che designa l'atto della creazione primordiale.
L'uso di genesis per descrivere l'origine di Gesù porta con sé una duplice implicazione teologica:
- Ontologica: Gesù ebbe una genesis, un inizio, un punto di origine nel tempo. Non si tratta di una semplice nascita biologica di un'entità già esistente, ma dell'inizio dell'esistenza stessa della persona di Gesù Cristo.
- Teologica: Il termine genesis evoca il tema della nuova creazione. Come Dio creò il cosmo ex nihilo in Genesi 1, così ora Dio crea il Nuovo Adamo, l'inizio dell'umanità rinnovata, nel grembo di Maria. Questa connessione non è casuale: Matteo sta deliberatamente inquadrando l'evento dell'incarnazione come l'atto inaugurale della nuova creazione escatologica.
L'espressione "in questo modo" (houtōs) che segue introduce poi la spiegazione precisa del processo attraverso cui questa genesis è avvenuta, rimandando ai versetti successivi.
3. Matteo 1:20 — "concepito/generato" (to gennēthen)
L'angelo appare a Giuseppe in sogno e gli rivela: "Ciò che è stato generato in lei proviene dallo Spirito Santo". Ancora una volta compare il verbo gennao, questa volta nella forma participiale perfetta passiva (to gennēthen), che indica un'azione completata con risultati permanenti: "ciò che è stato generato e ora esiste".
Questo versetto fornisce la chiave interpretativa dell'intera pericope: l'agente della generazione di Gesù è lo Spirito Santo, che nella teologia biblica rappresenta la potenza creatrice di Dio Padre in azione. Non si tratta di una "seconda persona divina" che genera una "terza persona divina", ma dell'unico Dio — il Padre — che attraverso la sua ruach (spirito/soffio) crea una nuova vita nel grembo di Maria.
L'azione dello Spirito Santo qui richiama deliberatamente Genesi 1:2, dove lo Spirito di Dio (ruach elohim) aleggiava sulle acque primordiali all'alba della creazione. Matteo sta tracciando un parallelo teologico: come lo Spirito fu l'agente della prima creazione, così è l'agente della nuova creazione inaugurata con la venuta all'esistenza di Gesù Cristo.
Implicazioni cristologiche fondamentali
Le implicazioni teologiche di Matteo 1:16-20 sono profonde e sfidano diverse costruzioni cristologiche elaborate nel corso della storia della Chiesa:
La questione della preesistenza personale
Se Gesù fu portato all'esistenza in un momento storico specifico — nel grembo di Maria, per opera dello Spirito Santo — allora egli non esisteva come persona cosciente prima di quel momento. Questa conclusione logica e testuale entra in tensione con diverse tradizioni cristologiche:
- La dottrina trinitaria classica, formulata definitivamente nei concili di Nicea (325) e Calcedonia (451), afferma che il Figlio di Dio è coeterno e consustanziale con il Padre, esistente "prima di tutti i secoli". Ma un essere che viene generato e inizia a esistere in un momento particolare del tempo non può logicamente essere anche coeterno e senza inizio. L'affermazione di Matteo — che Gesù ebbe una genesis — appare incompatibile con l'asserzione nicena della generazione eterna del Figlio.
- L'arianesimo, condannato a Nicea, insegnava che il Figlio fu la prima e suprema creatura di Dio, creato "prima di tutti i secoli" ma successivamente al Padre. Anche questa cristologia risulta incompatibile con Matteo 1, poiché l'evangelista colloca inequivocabilmente la generazione di Gesù non in un'era pre-cosmica, ma nel grembo di Maria, nel I secolo d.C.
- Le cristologie angelologiche, che identificavano Gesù preesistente con Michele Arcangelo o un altro essere angelico superiore, sono parimenti escluse dal chiaro linguaggio matteano dell'origine.
La preesistenza nei piani e propositi di Dio
Questo non significa, tuttavia, che il concetto di "preesistenza" sia del tutto privo di significato nella cristologia matteana. È possibile — e teologicamente appropriato — parlare della preesistenza di Gesù Cristo nel senso che egli preesisteva idealmente nei piani, nei propositi e nelle promesse di Dio.
Questa forma di preesistenza è:
- Profetica: Gesù era stato promesso fin dalla Genesi (3:15), annunciato dai profeti, prefigurato nelle istituzioni dell'Antico Testamento.
- Sapienziale: Matteo sviluppa una cristologia della Sapienza secondo cui Gesù è l'incarnazione della Sapienza divina. La Sapienza in Proverbi 8 "preesiste" alla creazione come attributo divino personificato, non come persona distinta e cosciente. Gesù, come incarnazione storica della Sapienza di Dio, realizza e rivela ciò che era sempre presente nel cuore e nella mente di Dio.
- Escatologica: Nel piano divino della redenzione, Gesù era "l'Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo" (Apocalisse 13:8), non nel senso che fosse letteralmente immolato dall'eternità, ma nel senso che la sua missione redentrice era predestinata nel consiglio eterno di Dio.
Questa comprensione della preesistenza — ideale piuttosto che personale/ontologica — preserva sia la chiarezza del linguaggio di Matteo sull'origine temporale di Gesù, sia la profondità teologica della sua designazione messianica pre-temporale.
La paternità divina di Gesù
Un elemento cristologico centrale che emerge con forza da questo passaggio è l'identità di Gesù come Figlio di Dio in senso proprio e non metaforico. Poiché Dio, attraverso il suo Spirito Santo, è colui che generò Gesù nel grembo di Maria, Dio è letteralmente il Padre di Gesù Cristo.
Questa paternità divina non è:
- Adottiva (come se Gesù fosse un uomo che Dio "adottò" come figlio in un momento successivo)
- Metaforica (come se "Figlio di Dio" fosse solo un titolo messianico senza contenuto biologico)
- Derivata da preesistenza (come se Gesù fosse "Figlio" in virtù di un'eterna relazione intra-trinitaria)
È invece genetica e ontologica: Gesù è Figlio di Dio perché Dio lo ha generato, proprio come Isacco era figlio di Abramo perché Abramo lo aveva generato. La differenza, naturalmente, è che mentre Abramo generò Isacco in modo biologico naturale attraverso Sara, Dio generò Gesù in modo miracoloso e soprannaturale attraverso Maria, senza concorso di seme umano paterno.
Un'analogia illuminante
Il concetto della venuta all'esistenza di Gesù nel grembo di Maria, affermato tre volte in Matteo 1:16-20, può essere illustrato con un'analogia semplice ma efficace: l'accensione di una lampada in una stanza buia.
Prima che l'interruttore venga azionato — rappresentante l'atto creativo di Dio — la luce non esiste nella stanza, anche se il sistema elettrico, la lampada e l'interruttore sono stati pianificati, progettati e installati in precedenza. Nel momento in cui l'interruttore viene premuto, la luce viene all'esistenza. Non esisteva prima in quella stanza, nemmeno in forma potenziale o nascosta; semplicemente non c'era.
Allo stesso modo, Gesù:
- Preesisteva nel progetto: i circuiti erano predisposti, le promesse profetiche erano state fatte, i preparativi della storia della salvezza erano compiuti
- Non esisteva personalmente: prima dell'atto generativo di Dio nel grembo di Maria, non c'era nessuna persona cosciente chiamata Gesù in cielo o altrove
- Venne all'esistenza in un momento preciso: quando lo Spirito Santo compì l'atto creativo, Gesù Cristo — la luce del mondo — iniziò a esistere
Conclusione: il messaggio cristologico di Matteo
Il messaggio cristologico di Matteo 1:16-20 è inequivocabile e coerente: Gesù Cristo, discendente di Abramo e di Davide secondo la carne, fu creato nel grembo di Maria dall'atto potente, miracoloso e creativo dello Spirito Santo di Dio Padre.
Questa generazione divina fa di Gesù:
- Il vero Figlio di Dio in senso proprio
- Il Figlio dell'uomo pienamente umano
- Il Messia promesso di Israele
- L'inizio della nuova creazione di Dio
Poiché egli venne all'esistenza in un momento specifico, egli non esisteva come persona cosciente in epoche precedenti. La sua "preesistenza" va intesa nei piani e propositi divini, non come esistenza personale ontologica.
Questa cristologia, fondata sul chiaro insegnamento di Matteo e supportata da un'attenta analisi esegetica, invita i credenti a una riflessione profonda sulla natura del Messia e sulle modalità con cui Dio ha scelto di inaugurare la redenzione dell'umanità: non attraverso la discesa di un essere divino preesistente che assume sembianze umane, ma attraverso la creazione soprannaturale di un nuovo Adamo, il primogenito della nuova umanità, nel grembo di una vergine israelita.
In questo senso, la nascita di Gesù non è semplicemente l'incarnazione di una divinità, ma l'atto creativo inaugurale della nuova creazione — la genesis definitiva che ricapitola e redime la prima genesis, portando a compimento il proposito eterno di Dio per l'umanità e il cosmo.
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